Nonostante la forte presenza della società occidentale nei territori africani e il conseguente avvicinamento a differenti realtà religiose, la popolazione della Tanzania mostra non poca reticenza ad abbandonare le proprie tradizioni locali. Tra queste vi è la stregoneria, la quale ogni anno è alla base di quella che è comunemente riconosciuta come la strage […]
Nonostante la forte presenza della società occidentale nei territori africani e il conseguente avvicinamento a differenti realtà religiose, la popolazione della Tanzania mostra non poca reticenza ad abbandonare le proprie tradizioni locali. Tra queste vi è la stregoneria, la quale ogni anno è alla base di quella che è comunemente riconosciuta come la strage degli albini.
Non passare sotto una scala, scappare alla visione di gatti neri, lanciarsi alle spalle un po’ di sale: queste sono alcune delle misure preventive che buona parte degli italiani si apprestano ad osservare. Per carità, nessuno crede realmente alla superstizione, ripudiata in massa da credenti e non, eppure risulta facile riconoscere che i suddetti gesti siano ancora ben radicati nella nostra società.
Paese che vai, usanze che trovi. Mentre noi ci accontentiamo di un ferro di cavallo, delle lenticchie a capodanno o del cornetto napoletano, in Tanzania la superstizione richiede sacrifici umani e in particolare di persone albine.

L’albinismo è un’anomalia genetica consistente nella carenza di pigmentazione della melanina nella pelle. Ciò vuol dire che gli individui affetti da tale condizione presentano un colorito della pelle estremamente chiaro nonché capelli e peli completamente bianchi.
In Occidente tale anomalia colpisce una persona ogni ventimila, mentre nel paese africano in questione 1 persona su 1.400 vive con tale condizione, anche se “vivere” non è il termine più appropriato in questo caso. Secondo le statistiche ufficiali, centinaia di albini ancora oggi vengono sottratti alle proprie famiglie per essere mutilati e venduti a stregoni e guaritori, i quali utilizzano arti, seni e genitali nella celebrazione di rituali contro il malocchio o in favore della fertilità.
In Tanzania la strage degli albini costituisce un vero e proprio business: alcune parti del corpo (naso, orecchie, genitali) possono arrivare ad un valore di 75.000 euro, mentre il valore della pelle viene stimato intorno ai 7.000 euro.
La caccia all’albino rappresenta ancora oggi una profonda piaga della società rurale africana; pare inoltre che dietro questo scenario vi sia un giro d’affari tale da essere gestito da gruppi criminali, l’attività dei quali sarebbe favorita dal sistema di corruzione che colpisce ampiamente le autorità territoriali.
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